Il tormentato caso derivati/enti locali piomba in tribunale. Il che di per sé non sarebbe una notizia. Se non fosse che questa volta le parti si sono invertite e a finire sul banco degli imputati potrebbero essere in futuro anche i comuni e le regioni italiane. Alcuni colossi della finanza internazionale tra cui JP Morgan, Ubs e Bank of America, riferisce l’agenzia Bloomberg, si sarebbero rivolti all’Alta Corte di Londra per denunciare l’inadempienza di alcuni enti pubblici italiani rei di aver smesso di onorare i contratti in essere. Una situazione paradossale visto che in molti casi le municipalità denunciate dalle banche sarebbero le stesse che si sono già mosse nei tribunali della Penisola presentando istanze di annullamento dei contratti stessi e dichiarandosi vittime di truffa da parte degli istituti di credito.

Pochi i dettagli a disposizione, almeno per il momento. Di certo, afferma Bloomberg, si sa che la Regione Lazio è stata denunciata nella capitale inglese dagli istituti Ubs, Deutsche Bank e Merrill Lynch. Questi ultimi due avrebbero presentato un’istanza analoga contro l’amministrazione della Toscana mentre Merrill Lynch starebbe cercando di portare in tribunale il Piemonte. Da Torino un funzionario dell’amministrazione regionale, che ha scelto di restare anonimo, ha negato che il governo locale abbia ricevuto una qualche notifica in merito smentendo inoltre l’ipotesi di inadempienza. Almeno altre quattro denunce, riferisce ancora Bloomberg, sarebbero state depositate a Londra nello scorso mese di dicembre contro altre regioni italiane. In merito alle istanze presentate dalla banche, l’Ansa ha citato anche il caso di Verona (da qualche tempo ai ferri corti con Merrill per un prestito da 256 milioni che risale al 2007) a cui Bloomberg, tuttavia, non fa riferimento esplicito.

I derivati al centro della contesa sono ovviamente gli interest rate swaps (IRS), i prodotti strutturati che permettono di scambiare un finanziamento a tasso fisso con un finanziamento equivalente a tasso variabile. Un esempio per tutti lo offre il caso del Comune di Milano e la copertura della sua emissione obbligazionaria da 1,68 miliardi (la più elevata di sempre per un ente pubblico europeo) realizzata con i derivati messi in campo da quattro istituti bancari: Deutsche Bank, Ubs, JP Morgan e Depfa. Attraverso la loro sottoscrizione, il soggetto che ha accumulato un debito (in questo caso l’ente locale) protegge i suoi conti dal rischio di un eccessivo rialzo dei tassi pagando un interesse variabile (calcolato tipicamente sull’Euribor) ma compreso da contratto entro certi limiti. Al contrario, l’attore che emette gli IRS (in questo caso le banche) versa ad ogni scadenza un tasso fisso. Se il tasso variabile di riferimento scende sotto il valore del fisso il Comune si avvantaggia (perché il rimborso della banca supera le spese), se il variabile eccede il fisso, al contrario, la banca ottiene un profitto. Questo secondo caso, manco a dirlo, è stato decisamente più frequente.

Il Comune milanese ha trascinato le banche in tribunale sostenendo di essere stato truffato a colpi di contratti incomprensibili e costi occulti dando così il via a un processo “pilota” che ha già ispirato altre amministrazioni. Alla fine di dicembre, la Regione Lazio ha citato in giudizio 11 banche per ottenere il risarcimento di 82,86 milioni di euro a copertura di presunti costi illegittimi nati proprio dalle operazioni in derivati. Appena una settimana prima la Guardia di Finanza di Firenze aveva sequestrato preventivamente 22 milioni di euro dalle casse di alcuni istituti italiani e stranieri coinvolti in operazioni di finanza derivata con lo stesso comune gigliato e altre tre amministrazioni locali (Campi Bisenzio, Tavarnelle e San Casciano Val di Pesa) per oltre 1,4 miliardi di euro. Nei mesi scorsi la Provincia di Pisa e il Comune di Rimini hanno ottenuto sentenze favorevoli dai tribunali amministrativi. Nel primo caso il Tar della Toscana ha confermato la sentenza di annullamento dei contratti siglati con Dexia Crediop e Depfa Bank certificando la presenza illegittima di costi aggiuntivi e non dichiarati. Un annullamento analogo, causa irregolarità di forma, ha interessato anche i derivati sottoscritti dall’ente romagnolo con Unicredit.

Proprio i successi giudiziari delle amministrazioni potrebbero aver indotto le banche a cercare una valida controffensiva con la speranza di ottenere sentenze favorevoli da presentare alla giustizia italiana. Gli enti della Penisola, al contrario, vorrebbero evitare il confronto in terra inglese temendo forse una maggiore propensione dei tribunali locali ad accogliere le istanze delle banche (a maggio una corte britannica aveva dichiarato legittima la denuncia presentata proprio da Dexia e Depfa contro Pisa). Senza contare, si intende, gli elevati costi connessi alle spese legali che rischiano di peggiorare ulteriormente i conti in rosso delle amministrazioni. Ad oggi almeno 664 enti italiani avrebbero stipulato derivati a protezione dei propri bilanci coprendo circa 35 miliardi euro di esposizione (un terzo circa dei 107 totali accumulati in Italia). Le perdite, ha affermato l’ultimo studio di Bankitalia (30 giugno 2010), ammonterebbero a 1,2 miliardi.

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